di Marco Bellezza,
dello Studio Portolano Cavallo

Il 23 marzo scorso si è tenuta a Bruxelles una conferenza organizzata dalla Commissione sul tema “#FinTechEU – Is EU regulation fit for new financial technologies?”. A margine della conferenza che ha riunito istituzioni, regolatori, operatori e studiosi da tutta Europa la Commissione ha presentato un action plan sulla tutela dei consumatori nell’ambito dei servizi finanziari.

Il quadro legislativo europeo in materia è piuttosto articolato e la Commissione prevede di non proporre l’emanazione di nuove norme. Una delle esigenze più sentite nella fase attuale risiede, piuttosto, nell’applicazione e nell’adattamento della normativa esistente in particolare alla luce delle innovazioni nel settore dei servizi finanziari retail determinati dall’irrompere del Fintech. Il riferimento è ai pagamenti online ma anche e soprattutto a fenomeni di frontiera come il robo-advisory, il P2P lending e le monete virtuali che propongono sfide sul piano regolatorio e non solo di non poco momento.

Nell’ambito delle azioni dell’action plan per il Fintech la Commissione presterà particolare attenzione a due ambiti: 1) la previsione transfrontaliera dei servizi Fintech nell’ottica del mercato unico attraverso la valorizzazione delle norme sui servizi di identificazione introdotte dal regolamento eIDAS e la previsione di sistemi di scambio di informazioni sul merito creditizio; 2) la protezione dei consumatori nel mutato scenario tecnologico con un’attenzione particolare alla fase pre-contrattuale.

Per raccogliere le opinioni degli stakeholder la Commissione ha lanciato, quindi, una consultazione pubblica che si concluderà il 15 giugno 2017 e si concentrerà sui seguenti obiettivi di policy:
•    come incrementare l’accesso per consumatori e imprese ai servizi finanziari;
•    come abbassare i costi operativi ed aumentare l’efficienza dei servizi;
•    come rendere il mercato unico più competitivo rimuovendo o attenuando le barriere all’ingresso;
•    come trovare un bilanciamento tra circolazione dei dati, trasparenza, sicurezza e privacy.

All’esito della consultazione e anche grazie al lavoro della task force Fintech della Commissione, sarà presentata una vera e propria strategia europea per il Fintech per sviluppare e supportare il settore più promettente nell’ambito dei servizi finanziari.

E’ significativo che la Commissione dimostri interesse per il Fintech considerato come la nuova frontiera dei servizi finanziari. Ed è altrettanto significativo che la stessa abbia deciso di concentrarsi, sugli ambiti caratteristici dell’azione comunitaria vale a dire: la creazione di un mercato interno integrato e protezione dei consumatori.

Sugli obiettivi di policy sopra menzionati il documento di sintesi della consultazione appare di particolare interesse perché disegna un quadro organico delle principali sfide legali determinate dall’innovazione nei servizi finanziari.  Il documento spazia, infatti, dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale e del big data analytics nell’ambito della consulenza finanziaria, all’impatto dell’utilizzo dei sensori ai fini della valutazione del rischio proposto da alcune soluzioni Insurtech, al Regtech e i suoi impatti in termini di riduzione dei costi di compliance, all’utilizzo delle DLT nel settore finanziario, alla sussistenza di barriere regolatorie all’ingresso di nuovi players, etc.

La Commissione nell’elaborare l’annunciata strategia considererà come prioritari tre principi di policy: 1) la neutralità tecnologica in modo da applicare le stesse regole a servizi simmetrici; 2) la proporzionalità e 3) la trasparenza a beneficio di consumatori e imprese.

Proprio sul versante della protezione dei consumatori la sfida appare particolarmente interessante. Si pensi in termini generali, alle informazioni precontrattuali che consentono ai consumatori di compiere scelte pienamente informate. Questo aspetto richiederà senza dubbio un adattamento delle regole esistenti rispetto a fenomeni che nascono e vivono nella dimensione online dove garantire la semplicità e l’immediatezza nell’accesso alle informazioni appare fondamentale.

Ma anche specifici fenomeni del Fintech potrebbero finire sotto la lente dell’esecutivo comunitario come ad esempio il robo-advisory dove alle tradizionali asimmetrie informative si sommano delle significative asimmetrie di natura tecnologica.  I consumatori devono essere informati sulle caratteristiche dell’algoritmo alla base del roboadvisor?  Essendo la potenza di calcolo un elemento che può condizionare in maniera determinante la scelta di investimento fino a dove si deve estendere l’informazione per i consumatori?

A queste e altre domande la SEC nelle scorse settimane ha dato una prima risposta emanando delle linee guida che si concentrano proprio sul tema delle disclosure. Risposte che, con gli opportuni adattamenti, potrebbero rappresentare un modello al quale guardare al di qua dell’oceano nell’ambito della strategia Fintech europea.