Come scrive il Financial Times, le maggiori banche giapponesi hanno deciso di versare centinaia di milioni di dollari nelle startup del fintech dopo l’abolizione di una legge che impediva loro di detenere una quota superiore al 5% in società tecnologiche.

Le modifiche legislative fanno parte di un piano nazionale che mira alla crescita tecnologica in ambito finanziario, mettendo in luce anche il timore da parte dei giapponesi che la Silicon Valley possa decimare il loro settore bancario come precedentemente accaduto per quello della telefonia mobile.

Le società giapponesi si stanno già muovendo in questo senso. Rekuten, gruppo di e-commerce, ha lanciato un fondo di 100 milioni di dollari per investire in società fintech, mentre SBI Holdings, all’inizio dell’anno ha dato vita a un fondo di fintech venture con di circa 300 milioni di dollari di dotazione. Per usare le parole del vice primo ministro Taro Aso, “i banchieri che lavorano in giacca e cravatta hanno iniziato a collaborare con giovani in t-shirt e jeans.”

(tratto da Private Capital Today – AIFI)