È il fenomeno del momento: la tecnologia applicata alla finanza, ovvero il FinTech. Tutti ne parlano, eppure pochi sanno davvero cosa sia. Gli strumenti digitali permettono al cliente di gestire al meglio i propri risparmi, tenere sotto controllo le spese e monitorare in tempo reale l’operato del proprio consulente finanziario, sia esso una persona fisica o un robo-advisor. Una novità che è apprezzata perlopiù dai più giovani, i cosiddetti Millennial (la fascia di persone tra i 15 e i 35 anni).

Eppure, secondo il Cfa Institute, l’organizzazione internazionale degli analisti finanziari, che ha condotto un sondaggio nel febbraio 2016 riportato Milano Finanza, solo il 14% degli intervistati ha una conoscenza approfondita degli strumenti di consulenza finanziaria automatizzata, mentre il 50% dichiara un livello di comprensione media e il 16% non li ha mai usati. I più avanzati sul fronte di questa innovazione (che interessa settori bancari ma anche assicurativi) sono gli Stati Uniti, mentre l’Europa si posiziona in seconda posizione.

Per quanto riguarda i sistemi digitali di consulenza finanziaria proposti ai consumatori, il costo è considerato dalla maggioranza degli interpellati la variabile discriminante, seguita dall’accessibilità del servizio, dalle opzioni di scelta proposte e dalla qualità complessiva della piattaforma. Quali sono, infine, i rischi di chi sceglie di usare quotidianamente gli strumenti FinTech? Oltre alle modalità stesse del loro funzionamento tramite algoritmi, ci sono rischi legati alla privacy, alla protezione dei dati sensibili e alla vendita di prodotti non adeguati al profilo patrimoniale della persona.